Intervista ad Alangrime

ALANGRIME è un cantautore e un musicista poliedrico. Partito dai Nervovago, la band pisana con la quale ha composto e realizzato 2 album, riparte con questo album d’esordio, “COLPOGROSSO”, che ho trovato davvero bellissimo e che vi invito assolutamente ad ascoltare . Questo è il resoconto di questa chiacchierata avvenuta per e-mail. Buona lettura!

Ciao Alangrime! Innanzitutto complimenti per questo bellissimo album. Partiamo subito con il chiederti come nasce il tuo nome.

Il mio nome d’arte, Alangrime, nasce per caso tanti anni fa sempre nell’ambito musicale: la parola grime è sinonimo di grunge. Poi pur avendo lasciato quel primo progetto musicale ho trasferito questo pseudonimo nella mia attività di artista visivo ed oggi dopo tanti anni e dopo lo scioglimento della mia band nervovago ho pensato che fosse il momento di chiudere il cerchio e di veicolare tutta la mia creatività attraverso questo nome, ALANGRIME, dato che comunque la mia musica è sempre stata in parte influenzata dalla mia arte e viceversa.

La tua scrittura è molto particolare ed originale. Ci descrivi un po’ il tuo processo creativo?

Il mio processo creativo è quotidiano e si crea giorno dopo giorno. D’altronde l’arte, secondo me, risiede nella quotidianità e li va cercata. Di solito segno i miei testi in una nota all’interno del cellulare che diventa il mio “ispiration wall”. Gli input sono molteplici: dalle persone che mi stanno intorno, libri, riviste, internet, film, musica nuova, il cibo, la vita stessa. Talvolta tutto può nascere da un riff di un sintetizzatore, della chitarra, di un pianoforte o da un beat di una drum machine o da un suono non sense. Tendo a fare una lista di versi dandogli un senso tutto mio, a volte logico, altre volte no.
Nei miei testi troviamo tanti riferimenti al mondo erotico, metafore sulla moda,sull’arte, sulla vita.
La lingua italiana ti permette di giocare tantissimo con le parole e crearne delle altre; non scordiamoci tutta la parte dei dialetti che è bellissima e tante parole di uso comune in inglese con cui si può giocare. È un processo lungo e costante.
Da parte tendo anche a fare una lista di titoli; i testi sono importanti ma i titoli lo sono altrettanto e attraverso quelli cerco sempre di dare un’ulteriore chiave di lettura della canzone. Infatti non sempre un mio titolo parla del contenuto, anzi tutto il contrario. Per esempio troviamo titoli come “@valenappi” e la canzone non parla di Valentina Nappi, ma ne esalto solo la sua iconicità, come si fa nel mondo dell’arte… anche se mi piace provocare l’ascoltatore che probabilmente leggendo un titolo del genere può già essere in viaggio verso altri mondi a luci rosse.

La tua musica è un’originalissima e riuscita commistione tra attitudine rock e suoni moderni. Quali sono le tue influenze musicali?

Le mie influenze sono molteplici: dal classic rock anni ’60-’70-’80 fino a tutta l’onda anni ’90 del grunge e poi il rap in tutte le sue declinazioni e la musica elettronica. Ma sono solo spunti musicali a cui attingo per creare qualcosa di personale.

Cosa ti aspetti da “Colpogrosso”? Lo chiedo anche perché secondo me è un album dal grandissimo potenziale…

Innanzi tutto ti ringrazio e poi… beh… spero di fare il Colpogrosso!… chi lo sa…
Già il fatto che ne stiamo parlando per me è un traguardo… spero che piaccia, che sia ascoltato, che sia da aiuto per capirsi come lo è per me.

Ci racconti un po’ la storia dietro il singolo “Marziana”?

Da quando ho scritto Marziana il disco ha finalmente trovato la sua forma attuale.
In realtà, come ti spiegavo prima, il testo è composto da un insieme di versi che ho raccolto in questi 4 anni, istantanee di quello che è stato il mio quotidiano.
La canzone parla delle paure, di evasione e mancanze. Sottolinea alcuni miei ricordi ed emozioni che ho ho messo sotto forma di poesia.
Tutto il disco è un viaggio verso l’ignoto, verso la ricerca di un contatto infinito. Si sa che quando perdi qualcuno la mission è quella di ritrovarsi.
Il sapore che mi lascia è quello di un sospiro…

Descrivi un tuo live.

Stavo preparando qualcosa di particolare. Parlo al passato perché ahimè questo coronavirus ha messo uno stop un po’ a tutto!

Comunque avevo pensato di realizzare una versione del disco live in acustico con alcune variazioni su gli arrangiamenti. Spogliandolo da tutti gli effetti se ne percepisce ancora di più la profondità… e poi volevo proporlo con una formazione duo formata da batteria acustica + me alla chitarra, voce e suoni.

A te lo spazio! Chiudi come vuoi!
Beh il disco esce in un momento storico molto particolare, e spero che comunque la musica in generale riesca a portarci qualche speranza e qualche momento di riflessione. E anche se in un momento del genere può sembrare una cosa superflua, la musica non lo è mai, ed è sempre di aiuto nei momenti difficili.

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